Una guida sul Franchising in India

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A cura dell’Italian Desk di Dezan Shira & Associates

L’India offre sicuramente un potenziale enorme ai franchisor stranieri che si dimostrano sensibili a modificare ad-hoc la loro proposta commerciale per soddisfare le esigenze di una classe di consumatori sempre più dinamica.

Il mercato indiano concede notevole libertà ai franchise più promettenti, rispondendo così alla crescente domanda di marchi internazionali da parte dei consumatori, in gran parte dovuta all’innalzamento della loro situazione reddituale.

Per ovviare alla mancanza di una dettagliata regolamentazione sui franchise, ai franchisor è richiesta una profonda conoscenza del sistema legislativo locale per avere successo nel mercato indiano.

In questo articolo, passiamo in rassegna le possibili strategie d’ingresso per i franchise stranieri interessati a dare vita a una presenza commerciale in India. In seguito, analizziamo le misure legali da seguire per operare nel mercato indiano con assoluta sicurezza.

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L’interesse crescente per i marchi stranieri

Il settore del franchising in India è in rapida ascesa dal 2008 e gli analisti prevedono che lo stesso genererà un giro di affari di ben USD 51 milioni nel 2017.

I franchising si inseriscono perfettamente in questa fase storica dell’India, caratterizzata da una forte crescita economica e da una rapida urbanizzazione. La presenza di grandi centri commerciali, luoghi ideali per i franchising, stanno spopolando sia nelle grandi metropoli, che nei centri di dimensioni minori. L’aumento del reddito pro capite stimola la crescita dei consumi e la voglia di esplorare le diverse offerte presenti nel mercato.

Le società che adattano i loro prodotti alle peculiarità del mercato locale, creando allo stesso tempo nuove nicchie di mercato, riescono a ritagliarsi spazio all’interno della domanda dei consumatori che, dati alla mano, è in rapida ascesa. Domino’s Pizza, per esempio, ha avviato la sua prima attività a Nuova Delhi nel 1996, in un periodo dove la presenza di pizzerie nel Paese era più che esiguo. Ad oggi, il colosso americano vanta più di mille franchise in India, che è diventato il Paese avente la più grande presenza di ristoranti Domino’s al di fuori degli Stati Uniti.

Inoltre, i franchisor stranieri potranno trarre beneficio dal tessuto imprenditoriale locale. Molti cittadini indiani considerano i franchise, specialmente quelli aventi una reputazione internazionale, come attività caratterizzate da un basso livello di rischio nel competitivo mercato indiano.

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Scegliere la giusta strategia d’ingresso

L’India offre diverse strategie d’ingresso nel mercato per i franchise, ad esempio:

  • Franchising diretto;
  • Master franchising;
  • Franchising regionale;
  • Costituzione societaria locale.

Per franchising diretto si intende un’impresa che crea un network diretto di franchise. È un’ottima opzione per le società che hanno già una presenza in India. Tuttavia, è una modalità che può presentare delle insidie per le imprese straniere che accedono al mercato indiano per la prima volta.

Il master franchising si verifica laddove la società conceda ad un soggetto locale, in via esclusiva, i diritti di sviluppare un marchio straniero, spesso con la presenza di un consistente investimento da parte del franchisor. Il master franchise si fa inoltre carico dello sviluppo del marchio, attraverso il network del franchise, o aprendo punti vendita con partecipazione diretta (le due modalità possono coesistere).

Il franchising regionale opera nello stesso modo del master franchising ma copre solamente un’area specifica di un determinato Paese. Date le differenze legislative tra le regioni indiane, sono molti i franchisor che scelgono questa modalità.

La costituzione societaria locale avviene quando un franchisor estero costituisce una società sussidiaria che eserciterà i diritti di franchising in India.  La catena di fast food americana Subway, per esempio, ha costituito una sussidiaria in India, che si occupa del loro franchising network.

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Quali sono i settori più gettonati per i franchise?

I franchise di successo riflettono generalmente i trend globali. Quelli di maggiore successo cercano di soddisfare i gusti e preferenze della classe media, provando a divenire il luogo ideale dove trascorrere il tempo libero, siano essi negozi, bar o ristorante.

Inoltre, dato l’alto livello di privatizzazioni nel settore sanitario ed educativo, l’India offre una moltitudine di opportunità ai franchising.

I franchising con maggiore successo sono nei seguenti settori:

  • Food & Beverage;
  • Alberghiero;
  • Commercio al dettaglio;
  • Bellezza e fitness;
  • Sanitario;
  • Servizi medici;
  • Istruzione.

 

Districarsi tra i vuoti normativi

L’India non ha una struttura legislativa dettagliata sul franchising, nel senso che non ci sono delle vere e proprie normative restrittive sui franchisor. In ogni caso, questa mancanza di norme suscita incertezza sulle relazioni tra franchisor e franchisee.

Esistono tuttavia alcune leggi che hanno un impatto sulla relazione franchisor-franchisee in India:

  • The Indian Contract Act, 1982;
  • The Trademarks Act, 1999;
  • The Designs Act, 2000;
  • The Patents Act, 1970;
  • The Copyright Act, 1957;
  • The Competition Act, 2002;
  • The Foreign Exchange Management Act, 1999;
  • Income Tax Act, 1961;
  • The Consumer Protection Act, 1986;
  • The Arbitration and Conciliation Act, 1996

Data questa ambiguità legislativa, i franchisor devono prestare particolare attenzione nel costituire e stipulare accordi con i franchisee. Un contratto articolato e ben studiato diviene un elemento essenziale per compensare la confusione e le lacune della normativa attuale – e quindi proteggere l’attività del franchise.

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Gli investimenti esteri e la costituzione di un franchise

Mentre i franchisor potrebbero non identificarsi con la figura dell’investitore, molti vengono inseriti involontariamente nella categoria degli investitori, venendo così a dovere rispettare le regole relazionate agli investimenti diretti esteri (IDE).

In che modo i franchisee acquisiscono lo status di investitori esteri?

  • Quando il franchisor detiene in maniera diretta la proprietà di un punto vendita in India; oppure
  • Quando un master franchisee o un franchisee regionale detiene parte della proprietà aziendale.

 

Solitamente, molti franchisor aprono i propri punti vendita in India per una questione di profitto ma anche come centri di formazione per i nuovi assunti. In altri casi, un master franchisee o franchisee regionale che ha formato una partnership con una compagnia estera può già presentare un certo grado di proprietà straniera. In entrambi i casi, i franchisor rientrano nelle logiche degli IDE.

Le regolamentazioni sugli IDE possono drasticamente rimodulare la responsabilità legale del franchisor nel territorio indiano. Per iniziare, la Reserve Bank of India (RBI) richiede che i negozi mono-marca con più del 51 per cento di IDE si approvvigionino, per almeno un 30 per cento dell’intero valore delle loro merci, da fornitori indiani. La maggior parte dei franchisee rientrano nella categoria dei mono-marca (rivenditori che offrono solamente i beni della propria insegna), e servirsi delle imprese Indiane per un 30 per cento del valore delle proprie merci può essere arduo. I venditori al dettaglio stranieri spesso faticano nel trovare beni di qualità in grande scala. I rivenditori che offrono un certo tipo di prodotti, come profumi stranieri o apparecchi high-tech, possono talvolta trovare queste restrizioni molto insidiose.

Nuovi franchisor dovrebbero controllare regolarmente le variazioni normative inerenti agli IDE.

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Proteggere il tuo marchio

Con la Trade Mark Rules 2017 , l’India ha messo in atto una procedura più semplice, veloce e trasparente per proteggere il marchio.

Inoltre, le aziende possono oggi optare per la registrazione del marchio presso la lista governativa indiana dei marchi “noti”, che garantisce maggiore protezione.

I franchisor che sono interessati a essere inclusi in questa lista, devono dimostrare la reputazione del proprio marchio e versare un pagamento di USD 1.500 (INR 1 lakh).

Se lo Stato indiano fatica ancora a proteggere i diritti di proprietà intellettuale, tuttavia le corti indiane si sono sempre impegnate a fare valere i suddetti diritti per proteggere i marchi. Quando la casa di moda americana Calvin Klein è entrata nel mercato Indiano, ha scoperto che una compagnia locale stava commercializzando nel territorio con il loro marchio. Calvin Klein aveva registrato il brand internazionalmente, ma non localmente in India. Nonostante questo, la corte indiana emesse un’ingiunzione contro l’impresa indiana che si stava servendo del marchio Calvin Klein.

 

Salvaguardare il franchise dalla bancarotta

Tempi di attesa lenti ed estenuanti per le dichiarazioni di insolvenza e bancarotta hanno segnato profondamente l’India nel passato. Il nuovo Insolvency and Bankruptcy Code del 2016 mira a semplificare i processi, attraverso una consolidazione delle norme precedenti, regolando le insolvenze e accelerando i tempi per le pratiche di bancarotta. Il successo del nuovo codice sarà inevitabilmente legato alla sua effettiva attuazione.

Nella stipulazione dei contratti tra franchisor e franchisee, si deve tenere conto del codice indiano sull’insolvenza e la bancarotta: i contratti dovrebbero chiaramente indicare che il franchisor può porre termine al rapporto commerciale con un punto vendita, se esso è in procinto di dichiarare bancarotta.

 

Preparare il proprio franchise per una risoluzione dei conflitti

L’India ha recentemente reso più facile la risoluzione di eventuali dispute alle società estere.  Tuttavia, bisogna aggiungere che i franchisor stranieri preferiscono spesso fare affidamento all’arbitrato nel proprio Paese.

I franchisor stranieri hanno la possibilità di determinare il luogo del possibile arbitrariato tra franchisor e franchisee: nella propria nazione o in India. L’India è membro della Convenzione ONU per il riconoscimento e l’esecuzione delle sentenze arbitrali straniere del 1958 (nota anche come la convenzione di New York), e quindi riconosce e supporta gli arbitrati internazionali.

I franchisor esteri spesso desiderano che le eventuali dispute legali, siano discusse nel loro Paese di origine. Questo desiderio è dovuto al timore che le corti indiane possano dimostrarsi inadeguate a gestire dispute internazionali complesse.

È bene ricordare che gli arbitrati effettuati al di fuori dell’India non possono attivare procedimenti urgenti all’interno del Paese.

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Conclusioni: gusti locali, norme locali

I franchisor esteri hanno molto da guadagnare dall’ingresso nel mercato indiano, purché prendano le giuste precauzioni legali e contrattuali. I franchisor devono non solo calibrare i loro prodotti alle aspettative dei consumatori locali, ma anche allineare la loro struttura societaria agli usi e alle norme indiane. La carne di manzo per esempio, non è semplicemente un tabù per molti indiani, ma è addirittura illegale in alcuni stati. Ristoranti e fast food come McDonald’s, hanno avuto successo in India sostituendo i loro menù a base di manzo con pollo e arricchendo la proposta vegetariana.

Franchisor stranieri dovrebbero muoversi cautamente ed effettuare una due diligence prima di approcciare il mercato indiano. Soprattutto, i franchisor dovrebbero assicurarsi che le relazioni contrattuali con i franchisee colmino le lacune legislative di cui l’India soffre in questo ambito.

 

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