Le iniziative economiche del governo indiano per attrarre investimenti

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Il governo di Alleanza Democratica Nazionale, guidato dal Partito del Popolo Indiano (Bharatiya Janata Party), ha introdotto a partire dal 2014 una vasta serie di iniziative economiche volte ad attrarre investimenti. Sebbene Make in India rappresenti l’iniziativa principale, ad essa si aggiungono altri programmi di sviluppo complementari.

Ogni programma è volto a soddisfare determinate promesse elettorali ed è seguito da intense campagne promozionali. L’ultima iniziativa, Start Up India, è stata annunciata nel settembre 2015 dal Primo Ministro indiano Narendra Modi durante la sua visita negli Stati Uniti.

Make in India, Digital India, Smart Cities, Skill India, Housing for All e Start Up India sono le principali iniziative economiche promosse dal governo. Nel loro insieme, esse cercano di presentare l’India come un Paese con un’economia altamente efficiente, basata su industria, innovazione e imprenditorialità. Inoltre, mirano a generare fiducia negli investitori stranieri e a promuovere la creazione di nuovi posti di lavoro, lo sviluppo di infrastrutture e un’integrata connettività digitale.

Nonostante l’efficacia di questi programmi, alcuni dei quali lanciati solo da pochi mesi, sia valutabile a fondo solo nei prossimi anni, è possibile fare alcune considerazioni preliminari sulla base dei seguenti fattori: previsioni di sviluppo di diversi settori industriali, livello di interazione tra il governo centrale e i vari governi degli stati federati, coinvolgimento del settore privato e flussi di investimenti esteri.

Make in India

Dato che il settore manifatturiero in India risulta essere poco sviluppato rispetto al fiorente settore dei servizi, Make in India mira a promuovere investimenti nella produzione industriale per aumentare la quota di PIL relativa al settore manifatturiero dall’attuale 16 per cento al 25 per cento. Per raggiungere questo obiettivo, il governo ha identificato 25 settori chiave di sviluppo. Gli investimenti esteri sono consentiti al 100 per cento in tutti i settori, ad eccezione del settore spaziale (74 per cento), della Difesa (49 per cento), dei media e dell’informazione (26 per cento).  Questa campagna enfatizza la necessità di facilitare gli investimenti sotto i seguenti aspetti: sdoganamenti più veloci, trasparenza di permessi e finanziamenti, meccanismi efficienti di e-governance.

Dal lancio di Make in India, nel settembre 2014, gli investimenti esteri nel Paese sono aumentati del 48 per cento nei sette mesi compresi tra ottobre 2014 e aprile 2015, e del 31 per cento (per un valore di 9.50 miliardi USD) tra aprile e giugno 2015. Nonostante sia ancora troppo presto per fare valutazioni definitive, vista anche la necessità di sviluppi infrastrutturali per convertire gli investimenti in risultati produttivi, Make in India è la prova del fatto che il Paese sia aperto agli investimenti esteri.

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Digital India

Al momento attuale l’India presenta un divario digitale abbastanza consistente. Sebbene l’India sia il secondo Paese al mondo (secondo solo alla Cina) per numeri di utenti online, più di un miliardo di indiani non ha ancora accesso ad internet. Il governo sta cercando di rimediare a questo squilibrio attraverso il progetto Digital India, il quale mira ad intervenire in tre ambiti principali: creazione di infrastrutture digitali, e-governance e servizi digitali, alfabetizzazione digitale. Con l’idea di essere completato entro il 2019 sulla base di un modello di partnership tra settore pubblico e privato (public-private-partnership), Digital India mira a connettere 250.000 gram panchayats (Consigli di Villaggio) in tre anni, a realizzare infrastrutture IT entro marzo 2017 (per un costo totale di circa 2.3 miliardi USD) e a creare accessi pubblici alla rete wi-fi.

Lo sviluppo di infrastrutture IT contribuirà a promuovere gli investimenti nell’immediato. Infatti, per il programma Digital India è stato annunciato un investimento di 74.07 miliardi USD, insieme alla creazione di 1.8 milioni di posti di lavoro. Società indiane quali Reliance Industries, Aditya Birla Group, Bharati Airtel e Tata Group hanno garantito di investire nel programma, mentre società straniere come Google, Facebook e Microsoft stanno anch’esse apportando il loro contributo. Una volta che verranno realizzate le infrastrutture IT, gli investitori stranieri potranno beneficiare dell’aumento di innovazione digitale, di efficienza e produttività nel settore pubblico e, in generale, nell’economia indiana.

Smart Cities

Un grande ostacolo allo sviluppo dell’economia indiana è rappresentato dalla carenza infrastrutturale. L’iniziativa Smart Cities ha l’obiettivo di sviluppare, in maniera sostenibile, città dotate di infrastrutture basilari. Nell’ambito di questa iniziativa, le cosiddette Smart Cities dovrebbero beneficiare, inoltre, dei seguenti servizi: fornitura di acqua ed elettricità, raccolta e trattamento dei rifiuti, trasporto pubblico urbano, connessione a internet, e-governance e sicurezza dei cittadini. Il Ministero dello Sviluppo Urbano ha selezionato un totale di 100 città e centri urbani minori per farne delle future smart cities (città sostenibili)– ogni stato indiano ne avrà almeno una sul suo territorio. È stato costituito, inoltre, lo Smart Cities Council India, che sarà parte integrante dello Smart Cities Council di stanza negli Stati Uniti, il quale riunisce organizzazioni ed esperti sulle smart cities attivi in 140 Paesi.

Per il progetto delle Smart Cities, il governo ha destinato 7.2 miliardi USD, che verranno messi a disposizione dei centri urbani per un periodo di cinque anni. Questi finanziamenti si tradurranno nella creazione di nuovi posti di lavoro e nello sviluppo del settore edilizio, rendendo gli stati indiani destinazioni ideali per gli investimenti esteri. Per avere successo, il progetto delle Smart Cities richiederà una buona cooperazione tra governo centrale e governi degli stati federati, responsabilità finanziaria da parte dei governi statali e locali, efficienza burocratica, partnership efficaci tra settore pubblico e privato, investimenti.

Skill India

L’India ha un dividendo demografico unico al mondo. Il Paese, infatti, ha un’alta percentuale di popolazione attiva, mentre una crescita economica accelerata ha aumentato la domanda di manodopera qualificata, la quale risulta, tuttavia, difficile da trovare. Il programma Skill India è stato lanciato nel luglio 2015 con l’intento di far acquisire a laureati e lavoratori le competenze richieste dai settori di punta dell’economia indiana. L’obiettivo del programma è quello di formare 400 milioni di persone entro il 2022 attraverso la National Skill Development Corporation.

Pradhan Mantri Kaushal Vikas Yojana (PMKVY) è il progetto chiave della campagna Skill India e si propone di formare 2.4 milioni di giovani, certificando le competenze da loro acquisite su una “skill card” (carta delle competenze), che potrà poi essere scansionata da potenziali datori di lavoro. Un altro programma, chiamato Skill Loan, consiste nel concedere prestiti a 3.4 milioni di giovani per consentir loro di frequentare corsi di formazione professionale nei prossimi cinque anni. Inoltre, è stata formulata la National Policy for Skill Development and Entrepreneurship 2015, che costituisce la prima politica nazionale integrata per lo sviluppo di competenze nel mondo del lavoro e per la promozione dell’imprenditorialità su larga scala.

Ci vorranno alcuni anni affinché il programma Skill India porti risultati tangibili. Inoltre, è utile notare che una riforma del lavoro e una formalizzazione dell’economia sommersa saranno necessarie al raggiungimento degli obiettivi di tale programma. Infatti, tali riforme contribuiranno ad aumentare la quantità e la produttività della forza lavoro indiana e le consentiranno di beneficiare concretamente di programmi quali Skill India.

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Housing for All

Secondo i risultati del censimento del 2011, circa 1.77 milioni di persone in India vivono senza un’abitazione. Inoltre, 65 milioni di persone vivono in slum, numero che, secondo alcune stime, potrebbe aumentare a 104 milioni nel 2017. L’obiettivo di Housing for All è quello di risolvere il problema della carenza di abitazioni. Nell’ambito di questo programma, il governo centrale si propone di costruire 20 milioni di abitazioni per i poveri delle città entro il 2022, che coinciderà con il 75esimo anniversario d’indipendenza dell’India. Sebbene l’Exchequer indiano si sia già impegnato per 45 miliardi USD, il programma richiederà investimenti fino a 181 milioni USD.

Housing for All sarà sviluppato in tre fasi, che, nel loro insieme, si propongono di rendere disponibili per i poveri alloggi a buon mercato tramite sovvenzioni credit-linked e attraverso il cosiddetto modello di public-private-partnership. Nell’agosto 2015, il governo ha identificato come partecipanti al programma 305 città e centri urbani minori in nove dei quindici stati che hanno firmato il Memorandum d’Intesa con il Ministero per le Abitazioni e la Riduzione della Povertà.

Il progetto è destinato a dare una forte spinta all’economia indiana, dato che il settore dell’edilizia solitamente ha un effetto moltiplicatore. Tuttavia, non sarà semplice raggiungere gli obiettivi previsti. Il successo del programma Housing for All richiederà la trasformazione delle infrastrutture urbane esistenti e un miglioramento nella fornitura di servizi urbani di base, quali acqua, elettricità e raccolta dei rifiuti. Il successo del programma dipenderà, inoltre, dalle relazioni tra enti pubblici a livello statale e municipale. I processi burocratici di approvazione dovranno essere facilmente tracciabili e le autorità dovranno assicurarsi che i benefici arrivino effettivamente ai destinatari del programma.

Start Up India

Il 15 agosto, nel suo discorso alla nazione in occasione dell’anniversario dell’Indipendenza dell’India, Modi ha annunciato l’ultima iniziativa Start Up India, Stand up India. Questo programma si propone di promuovere finanziamenti per le start-up e di incentivare l’imprenditorialità. Le start-up sono già state incluse in altri programmi governativi volti a promuovere la creazione di nuovi posti di lavoro attraverso la valorizzazione dell’imprenditorialità, ad esempio nelle iniziative Skill India e Digital India. Tuttavia, il programma Start Up India comprende altre forme di assistenza rivolte a coloro che siano intenzionati a costituire nuove società, in particolare a quei gruppi etnici che sono vittima di discriminazioni.

Per questo motivo, Modi ha sollecitato le banche a concedere prestiti a imprenditori provenienti dalle seguenti fasce sociali: dalit, membri di tribù e donne. Inoltre, in occasione dell’evento dedicato al programma indo-statunitense StartUp Konnect, svoltosi durante la visita di Modi negli Stati Uniti nel settembre 2015, il presidente ha lanciato il Bharat Fund. Tale fondo concederà finanziamenti di avviamento a imprenditori indiani nei seguenti settori: salute, agricoltura, inclusione finanziaria, energie rinnovabili, IT e biotecnologie. Nonostante questo programma sia stato annunciato solo di recente, i discorsi di Modi durante la sua visita negli Stati Uniti sottolineano come Start Up India rappresenti un’iniziativa prioritaria per il governo.


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