Gli esportatori indiani richiedono l’accesso al mercato cinese dopo le tensioni commerciali con gli USA

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Autore: Rohini Singh

A cura dell’Italian Desk di Dezan Shira & Associates

 

Le ostilità commerciali tra gli Stati Uniti e la Cina sono andate rapidamente in aumento, con il potenziale di ridefinire la geopolitica globale e i modelli commerciali per gli anni a venire.

Del resto gli USA si sono scontrati con le più grandi economie mondiali: Cina, EU, Canada e India– sulle esistenti pratiche commerciali e tariffe che continuano a percepire come sfavorevoli.

Con la Cina, gli Stati Uniti puntano a ridurre l’ampio avanzo commerciale del paese, che l’anno scorso si è attestato a quasi 350 miliardi di USD (23,9 trilioni di Rupie).

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L’India affronta un problema simile con la Cina in quanto il loro commercio bilaterale è fortemente a favore della Cina. Il deficit commerciale tra l’India e la Cina si è attestato a 63 miliardi di USD (4300 miliardi di Rupie) l’anno passato.

Tuttavia, la Cina è il maggiore partner commerciale dell’India: il commercio bilaterale ha raggiunto la cifra storica di 84,4 miliardi di USD (5,8 trilioni di Rupie) tra il 2017 e il 2018 e le esportazioni indiane hanno evidenziato un incremento del 40%.

 

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Eppure, forse è più importante chiedersi: le ostilità commerciali in corso con gli Stati Uniti permetteranno finalmente ai produttori indiani di competere con successo per l’acceso al mercato cinese?

Il tal caso, qual settori ne beneficerebbero di più dall’apertura del nuovo mercato?

Parte della risposta si trova nell’APTA, l’accordo commerciale Asia Pacifico tra Bangladesh, Cina, India, Laos, Corea del Sud e Sri Lanka.

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Per la prima volta da quando l’India ha firmato l`APTA nel 1975, le tariffe preferenziali previste dall’accordo sono entrate in vigore.

Alcuni settori che erano precedentemente dominati dalle importazioni USA nel mercato cinese sono ora aperti ai concorrenti indiani.

L’India può posizionarsi aggressivamente in settori come quello farmaceutico, servizi di tecnologia software e prodotti agricoli, per colmare il gap commerciale lasciato dagli Stati Uniti nel mercato cinese.

L’industria farmaceutica indiana guarda all’apertura cinese

L’India è un leader nell’esportazione di farmaci generici: il settore ha contribuito per 17,3 miliardi di USD (1,2 trilioni di Rupie) al PIL indiano nel 2017.

L’Europa e gli Stati Uniti sono i maggiori partner della Cina per importazioni. Tuttavia, solo l’1% di tutte le loro esportazioni sono dirette in Cina nonostante la Cina sia il secondo più grande mercato al mondo per prodotti farmaceutici.

L’India ha esercitato pressioni sul governo cinese per aprire il settore farmaceutico e di chimica organica ai produttori indiani.

In sostituzione di questo, il governo cinese ha esentato 28 farmaci indiani da tariffe di importazioni a Maggio 2018 con la promessa di ulteriori riduzioni in futuro.

La difficoltà per le esportazioni farmaceutiche indiane nasce dal complicato processo normativo in Cina.

Attualmente, per migliorare questa relazione, la Cina sta considerando l’opportunità di approvazioni notmative più rapide a fornitori di farmacie indiane approvate dall’UE.

 

Opportunità per gli esportatori indiani di software

La seconda lista di beni soggetti ad aumenti tariffari dell’amministrazione Trump è stata pensata per rispondere al programma ‘Make in China 2025’. La lista ha aumentato le tariffe sulle importazioni a elevata tecnologia provenienti dalla Cina.

La Cina necessiterà di guardare altrove per partenariati e joint ventures relative ai software. L’industria della tecnologia d’informazione (IT)  indiana è ben posizionata per accettare questa sfida.

Il governo indiano, dalla parte sua, necessita di amplificare il suo supporto alle compagnie IT e assicurarsi che un’adeguata protezione dei diritti di proprietà intellettuale (IPR) sia garantita – un’area opaca quando si tratta di avere a che fare con le imprese cinesi.

 

Esportazione di prodotti indiani di natura agro-alimentare

Gli Stati Uniti sono il maggior competitor dell’India nel mercato globale di prodotti agroalimentari. Essi si sono anche continuamente opposti alle iniziative dell’India di sviluppare e riformare le regole che governano il mercato globale di prodotti agricoli.

Più recentemente, gli Stati Uniti hanno accusato l’India di aver infranto i propri impegni con l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) nella gestione dei programmi di supporto per le coltivazioni di riso e grano – un caso che l’India potrebbe perdere davanti alla WTO, portando a una rimozione dei sussidi d’esportazione per i coltivatori di riso e grano.

Le tariffe aumentate dalla Cina sulle importazioni statunitensi di prodotti agricoli hanno posto l’India in una posizione privilegiata per sostituirle nel mercato cinese.

Opportunità commerciali per il cotone Indiano, esportazione del filato

Sulla lista delle tariffe di ritorsione della Cina, l’imposizione delle tariffe prevede un dazio del 25% sulle importazioni statunitensi di cotone. Gli Stati Uniti sono il maggior fornitore di cotone della Cina e le attuali riserve di cotone della Cina si attestano al 25%.

L’India è il più grande produttore di cotone al mondo, con le esportazioni verso la Cina che ammontano ad 1,34 miliardi di USD (91,8 miliardi di Rupie) nel 2017 ed è previsto un aumento significativo.

La più grande esportazione di cotone dall’India alla Cina è stata registrata nel 2011, per 1,34 miliardi di USD (275 miliardi di Rupie), sebbene da allora abbia registrato un calo significativo.

Allo stesso modo, negli ultimi anni anche il cotone filato ha visto un forte calo delle esportazioni in Cina. Questo è attribuibile ai dazi cinesi che si attestavano al 3,5% per l’India, pur essendo zero per il Vietnam.

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A causa dell’aumento delle tariffe per gli Stati Uniti e per la riduzione delle tariffe per l’India nell’ambito dell’APTA, i fornitori indiani di cotone sono tornati in auge per aumentare le esportazioni.

 

Opportunità di esportazione per lo zucchero indiano

Anche le esportazioni di zucchero sono in lizza per un maggior accesso al mercato in Cina.

L’India produce uno stock eccedente di quasi otto milioni di tonnellate di zucchero. I produttori indiani desiderano ottenere l’accesso alle esportazioni in un grande mercato come la Cina.

Sono in corso colloqui tra le compagnie di zucchero cinesi e l’Associazione Zuccherifici Indiani (Indiani Sugar Mills Association, ISMA).

La Cina sta valutando di aumentare le importazioni di zucchero dall’India per circa 1,3 milioni di tonnellate, creando un vantaggio significativo per i produttori di zucchero indiano nel mercato cinese.

Le esportazioni indiane di soia, arachidi e panelli oleosi

La Cina ha anche imposto una tariffa del 25% sulla soia, rimuovendo al contempo tutte le tariffe sulle importazioni attraverso i paesi APTA.

L’importazione annuale di soia della Cina di circa 100 milioni di tonnellate è principalmente per il consumo domestico e, in parte, per la produzione di olio di soia e farina di soia per l’esportazione.

Nonostante questo prodotto non abbia ancora un’eccedenza esportabile, gli operatori dell’industria indiana anticipano un’esportazione per un valore di 100 milioni di USD (6,85 miliardi di Rupie) e di 50 miliardi di USD (3,4 miliardi di Rupie) di arachidi verso la Cina. (I fornitori di entrambe le leguminose sono interconnessi).

L’India si aspetta anche un raccolto eccezionale di soia quest’anno. Per il mese prossimo è prevista la visita in Cina dalla delegazione dell‘Associazione della lavorazione Soia (SOPA) dell’India. Vogliono placare le preoccupazioni per la quarantena cinese e assicurare la disponibilità del mercato per gli esportatori di soia.

Attualmente non ci sono esportazioni di olio di soia e farina di soia e le esportazioni dei panelli oleosi dall’India verso la Cina sono trascurabili. La forte concorrenza di Brasile e Vietnam probabilmente ridurrà anche la competitività della soia indiana nel mercato cinese.

 

I produttori indiani si appellano per le esportazioni di farina di olio

Sicuramente più di successo si e’ registrato per le esportazioni agricole in India, in particolare per la farina di olio, che ha visto un incremento del 48% rispetto alle esportazioni complessive che ammontano a 690 milioni di dollari (47 miliardi di Rupie) tra il 2017 e il 2018.

Eppure, l’India non è stata in grado di esportare in Cina.

Il governo cinese ha imposto un divieto sull’importazione di farina di olio dall’India, citando problemi di quarantena del protocollo del 2012, più probabilmente a causa del divieto dell’India sui prodotti caseari cinesi a seguito allo scandalo del 2008 della contaminazione del latte con melammina.

I produttori indiani non sono stati in grado di circuire il divieto fino ad ora.

L’organismo in carica per la produzione di farina di olio, l’Associazione degli Estrattori dei Solventi (SEA), chiede chiarimenti al governo cinese in merito alle condizioni richieste per un certificato fitosanitario, un protocollo necessario per le esportazioni di prodotti vegetali verso la Cina.

 

L’India compete per le esportazioni di riso

Nel 2016, 14 esportazioni di riso registrate indiane hanno ricevuto l’approvazione dalla Cina per esportare riso; tuttavia, il loro carico è stato fermato a causa di una presunta questione riguardante la quarantena dei parassiti.

Nel luglio 2018, sono stati approvati altri 5 esportatori; ad altri 4 esportatori è stato chiesto di migliorare i propri standards di immagazzinamento ed è stato loro permesso di richiedere nuovamente l’approvazione.

Questo è un sollievo per gli esportatori di riso indiano dato che la Cina in precedenza permetteva solamente le importazioni di basmati (un tipo di riso): ora ha approvato il riso non-basmati per le esportazioni.

Due squadre dell’amministrazione doganale cinese hanno ispezionato 14 impianti di lavorazione del riso in India tra il 9 e il 17 luglio 2018. La Cina è il più grande produttore e importatore di riso a livello globale, mentre l’India è il maggior esportatore. Una partnership tra i due paesi sarà vantaggiosa per entrambi e contribuirà a ridurre il deficit commerciale tra loro.

Tuttavia, la delegazione statunitense del riso ha visitato la Cina nell’aprile 2018 e sta facendo pressioni sulla Cina affinché apra l’accesso al mercato agli esportatori di riso con sede negli Stati Uniti.

Le importazioni di riso, dal valore di 1,8 miliardi di USD (123 miliardi di Rupie) nel 2017 vedono un contributo trascurabile dall’India e degli Stati Uniti; i due paesi rappresentano cumulativamente 20,000 di USD (Rupie 1,4 milioni) di esportazioni di riso verso la Cina.

L’India potrebbe essere in concorrenza con le esportazioni statunitensi, se lo sforzo decennale di quest’ ultimo nell’aprire il mercato cinese ai produttori di riso statunitensi fosse approvato – gli esperti ritengono che, ciò potrebbe succedere a causa dell’elevata domanda di riso in Cina, nonostante la guerra commerciale.

 

Sfide per gli esportatori indiani che guardano alla Cina

Mentre si intensificano le ostilità commerciali tra Cina e Stati Uniti, le opportunità di esportazioni per l’India aumentano, sfide considerevoli si profilano per i commercianti indiani che vogliono sfruttarle.

I prodotti alimentari indiani non sono molto apprezzati sul mercato cinese e cambiare questa percezione dovrebbe essere prioritario nella strategia dell’India nel perseguire un accesso più ampio al mercato.

Semplificare le barriere non tariffarie, come i tempi allungati per le ispezioni in uno stabilimento, nonché i rigorosi e opachi protocolli di quarantena sono altri punti dolenti per un esportatore agricolo indiano, che necessitano dell’intervento del governo e di un cambio nella politica.

L’attenzione della politica della Cina si sta spostando verso una semplificazione per le esportazioni dai paesi vicini.

Con il vantaggio logistico e competitivo di esportare merci più velocemente verso la Cina dall’India, così come le tariffe ridotte spetta ai produttori indiani, a prescindere dalle questioni seccanti di geopolitica, procurarsi un duraturo accesso al mercato della Cina

 

 

 


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